Sognare un mondo diverso è sempre possibile
Mercoledì, Settembre 30th, 2009
(Ilaria Giovinazzo) - Il Premio Letterario Giornalistico “ScrivereOltrepensiero” è nato da una piccola idea e dalla voglia di dare visibilità ad autori che muovono i primi passi nel campo letterario ed è frutto della collaborazione di più persone. E’ infatti proprio grazie a persone come l’editore di Prospettiva Andrea Giannasi e il direttore di Oltrepensiero Giulio Carra che abbiamo potuto realizzare tutto questo. Ma un grazie va anche a chi ha selezionato e letto i lavori che ci sono stati inviati: i giurati ed miei collaboratori Martina Campolongo e Natalino Ridente. Grazie anche a tutti gli autori, che hanno partecipato con entusiasmo, da più parti d’Italia. Questo è davvero il più grande dei riconoscimenti.
Quest’anno (terza edizione - 2009) sono arrivati in finale testi impegnativi, che affrontano temi scottanti, frutto probabilmente del clima che respiriamo ogni giorno. Ma l’arte in fondo è anche questo: capta le atmosfere che si respirano, fa da specchio alla realtà esterna e interna, mutua il sentimento popolare. E in questi lavori si parla di guerra, pietà, pena di morte, democrazia, alienazione tecnologica, inquinamento. Il lato oscuro della vita. E in questi ultimi tempi ci stiamo confrontando con tutto questo, la crisi economica, l’inquinamento, la violenza, la morte.
Siamo in una fase di trasformazione, stiamo toccando il fondo di comportamenti errati e scelte economiche immorali. E questa trasformazione ci ha toccato tutti, chi più chi meno. E allora cosa può fare l’arte? Cosa può fare un concorso letterario, un’antologia, dei racconti, degli articoli?
Possono fare molto.
Possono far sciogliere un cuore indurito, possono aprire gli occhi, possono educare alla compassione alla cooperazione alla pietà. Le storie sono medicine, come dicono i curanderos sudamericani. Attraverso di esse impariamo a vivere e ci guardiamo dentro.
Se solo passassimo più tempo a leggere storie e a scambiarcene, a parlare davvero col cuore e l’anima scoperti, allora il mondo sarebbe un posto migliore. Ma non abbiamo tempo, l’uomo moderno non ha tempo, come descrive bene uno degli autori finalisti (Pietro Ratto) nel suo articolo:
“L’uomo avvisato è un uomo moderno. E’ al corrente di tutto, perfettamente informato di ciò che deve sapere. L’uomo avvisato vive “collegato”. Ha un auricolare che lo collega costantemente al suo cellulare, uno o più cellulari che lo tengono in collegamento con un ripetitore al quale sono collegati milioni e milioni di altri cellulari. Non tollera il silenzio, teme l’assenza di informazioni: vive col televisore acceso che gli fornisce sempre nuovi aggiornamenti su tutto quello che deve sapere del mondo; in questo modo si costruisce una corretta idea di tutto: del tempo che fa, della politica che gira, delle nuove malattie che si stanno diffondendo. Tiene il televisore acceso, ma ad un volume sufficientemente basso per permettersi di avvertire la suoneria del suo telefono e gli avvisi acustici del suo computer, ininterrottamente connesso in rete, che gli annunciano l’arrivo di nuovi messaggi. Sa tutto su ogni nuovo attentato terroristico, sulle nuove epidemie, sui disastri climatici cui è sottoposto il suo pianeta. Così l’uomo avvisato trascorre il proprio tempo, le orecchie e gli occhi pieni di dati, le dita danzanti sui tasti. Ogni tanto, di sera, affacciato alla sua finestra, assapora il triste, vago ricordo di un qualcosa andato irrimediabilmente perduto. Ma si tratta di un attimo. Un solo, isolato, disconnesso, sporadico attimo, desolatamente privo di novità.”
Vi riconoscete? Questo è l’uomo di oggi, un pupazzo telecomandato perennemente bombardato di informazioni che agisce solo in merito a fini utili. Che non se ne sta seduto in balcone a osservare il gioco delle nuvole perché non c’è tempo per perdere tempo. Bisogna fare soldi per comprare il nuovo Suv appena uscito. Bisogna fare soldi per mandare il figlio nella scuola più prestigiosa, o per vivere in una villa di tre piani.
Eppure dobbiamo ricordarci che la felicità nasce dalla semplicità. Da una passeggiata in un bosco in cui scorgi un camoscio che ti guarda curioso. Da una giornata di pioggia che finisce con un arcobaleno. Da una serata tra amici, due chiacchiere e una partita a carte. Da un bambino felice che ti guarda mentre impasti la farina per fargli dei biscotti.
La vita non è questa corsa infinita che ci stanno facendo credere. Non è restare senza fiato per raggiungere sempre obiettivi impossibili. Non è avere un conto in banca stratosferico ma non avere il tempo di sorridere. E non è neanche sedere dietro una scrivania, su una sedia di pelle davanti a un televisore al plasma in videoconferenza mondiale credendosi Dio e trattando tutti senza pietà.
La vita è passione, silenzio, ascolto, amore, cura, solidarietà, guarigione, sorriso, compassione, è un cuore che ancora si stupisce, è fede, speranza, è un miracolo. E questo miracolo deve essere al centro di ogni nostro gesto per quanto piccolo. L’arte è la capacità di osservare questo miracolo, o renderne testimonianza. Serve a farci credere che sognare un mondo diverso è sempre possibile.
Questo è il valore del lavoro che facciamo pubblicando gli autori che partecipano al concorso ScrivereOltrepensiero. Apriamo una porta al sogno.
ILARIA GIOVINAZZO
Presidente ed Ideatrice
Premio Letterario Giornalistico "ScrivereOltrepensiero"
Chi sono gli autori premiati alla terza edizione del “Premio Letterario Giornalistico Scrivereoltrepensiero09” e le motivazioni della Giuria sulle opere presentate in concorso: 
«Nonostante le sue molteplici sfaccettature e il suo impegno poetico e letterario, Davide Rondoni non è tra gli autori mediaticamente più pubblicizzati. Questo articolo ci fa scoprire quel qualcosa in più su di lui, unendo il racconto di un incontro letterario ad una tematica che interessa tutti noi: l’importanza della poesia. Esiste ancora la poesia? Se è cosi, sotto quale forma? Sembra un po’ nascosta e per questo va cercata, va rispolverata, va assaporata come fosse un cibo introvabile. Come scrive l’autrice stessa, il fuoco della poesia ci fa scoprire la germinazione del pensiero con la parola, la vivezza della meditazione e forse anche un po’ di quel segreto che è la vita.»
«Una tematica molto attuale, forse la più importante che da qualche anno a questa parte sta interessando l’area dell’Alto Lazio. E’ fondamentale che tutti sappiano cosa sta accadendo qui, proprio intorno a noi, a cosa andremo incontro, come si ritroveranno a vivere i nostri figli, e l’autore ne parla con tono deciso e molto realistico. Una realtà che fa male, che non può e non deve essere accettata. Nessuno vuole uscire quotidianamente di casa essendo consapevole di respirare un tasso eccessivo di arsenico, nessuno vuole portare i propri bambini a giocare sulla spiaggia e rendersi conto che il cielo è di un orribile color grigio e nessuno vuole ammalarsi di cancro o riscontrare patologie cardiovascolari. Vogliamo invecchiare con serenità, circondati dai propri cari, con il sorriso sulle labbra e l’amore nel cuore, vogliamo continuare a permettere agli animali di pascolare nei campi, continuare a cogliere bellissimi fiori profumati e colorati nei prati.»
«Quest’anno la scelta dei testi di “Scrivere Donna” è stata fatta tenendo conto più del tema che della forma. Si è voluto premiare due autrici che hanno trattato temi importanti. Nel caso di Alessandra Giannitelli il tema è quello dell’ingresso delle donne nella politica del Kuwait e dunque di un tema a molto caro allopinione pubblica: ovvero il processo interno dei paesi islamici verso il superamento del fondamentalismo e l’approdo a una nuova fase di democrazia e rispetto dei diritti umani e dei generi. Nell’articolo si percorrono le tappe di questo successo con dovizia di particolari e le osservazioni che l’autrice fa, senza risultare pedante, sono utili e appropriate. La parte finale è conclusa con stile.»
«Accettare una vita è un racconto sulla vita vera, senza fronzoli. E’ un ritratto di situazioni che accadono in momenti difficili come può esserlo una guerra. La vicenda di una donna e di un uomo ma anche di un paesino intero in cui tutti partecipano del dolore altrui. Un piccolo saggio di umanità e di amore altruistico, due cose che oggi sono quanto mai importanti e purtroppo paiono obsolete. L’autrice non è italiana e dunque si è voluto premiare anche l’ormai acquisita padronanza della nostra lingua che le ha permesso di scrivere un racconto che è entrato nel cuore e che entrerà in quello dei lettori.»
In anteprima la copertina del numero 48 della 




La redazione e la giuria del 








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